Via Carignano, 19 - 10060 Scalenghe (TO)

POST – IT #2

 

POST-IT #2

Oggi ho voglia di parlarvi di un film..
“This must be the place “ di Paolo Sorrentino ( 2011)
trama :

Cheyenne è una rock star, celebre negli anni ottanta, nonostante si sia ormai ritirato dalle scene, si veste e si trucca come quando saliva sul palco. Da diversi anni ha scelto un esilio volontario nella sua grande casa, dove vive con la famiglia. Proprio la compagna e i numerosi fan, che lo vedono ancora come un’icona, cercano di spingerlo a tornare sulle scene, ma lui, depresso e ansioso, non crede più nel potere taumaturgico del rock. Il tempo, inoltre, gli ha aperto gli occhi sul suo reale valore: in un dialogo, Cheyenne commisera se stesso definendosi una comune popstar che faceva soldi scrivendo canzoni deprimenti e di successo, che hanno anche spinto alla morte alcuni giovani dalla personalità fragile. Un giorno viene informato che suo padre, con cui non ha contatti da trent’anni, sta morendo a New York. Avendo paura di volare, giunge negli Stati Uniti via nave, ma quando arriva scopre che il padre è già deceduto. Lì viene a conoscenza del fatto che il padre aveva dedicato gran parte della sua vita alla ricerca di Aloise Lange, l’ufficiale nazista che lo aveva umiliato in un campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale e al quale il padre di Cheyenne aveva inviato lettere per tutta la vita. Decide di proseguire le ricerche del padre intraprendendo un viaggio solitario negli Stati Uniti durante il quale incontrerà diversi personaggi che arricchiranno il suo cammino e lo aiuteranno nel suo intento. Giunto a casa dell’ex ufficiale nazista, Cheyenne compie la sua vendetta, conducendo fuori di casa Aloise completamente nudo e costringendolo così a sopportare temperature bassissime. A opera compiuta, Cheyenne torna in Irlanda con un aereo (di cui prima aveva paura) e all’aereoporto si accende la sua prima sigaretta. Nella scena finale il suo volto non ha più le sembianze della celebre rockstar che fu. ( Riassunto da Wikipedia )

Il titolo del film deriva dalla canzone dei Talking Heads dal titolo omonimo “This must be the place”
( Per chi volesse rilassare un pò i timpani  →https://www.youtube.com/watch?v=rVoPzA0g3Ac )
Questo film può sembrare a tratti un po’ inquietante, ma è sicuramente avvincente e a mio parere Incredibile !
Non è un mattone, non è angosciante, ma Parla di ciò che il Nazismo ha lasciato dietro di sé in maniera eclettica, velata, senza fare di ciò il tema principale, ma dedicandogli una parte importante e facendone il punto chiave per il viaggio di Cheyenne. Di seguito vi riporto una parte del monologo finale che è davvero bella :

“Prima dell’inferno c’è stata la casa, il bacio furtivo nel retro del giardino all’età di tredici anni, l’odore e la puzza della casa, le nuvole nere, le brezze del tuono molto vicino, il rifugio del bambino, l’angolo vicino alla finestra, la coperta durante la febbre, la noia felice e i brividi di beatitudine, c’è stata in un due parole l’intimità mentale, il campo decreta la perdita dell’intimità mentale stabilendo cosi una nuova morte che respira. Ci sono molti modi di morire il peggiore è rimanendo vivi.
Prima dell’inferno una sola parola ha definito la mia vita: spensieratezza. Da bambino mi piaceva guardare il cielo della Polonia, lo stesso cielo che in seguito ho visto dal campo rigato dalla striscia nera del fumo dei miei parenti; eppure questa macabra visione non mi impediva di godere della bellezza di quel cielo. Un altro pensiero mostruoso, come tutti i pensieri che gli uomini fanno all’inferno.
Poi, durante l’inferno, anche noi dall’altra parte del filo spinato guardavamo la neve. “

Sono le parole del padre di Cheyenne che saranno ripetute a memoria dall’ufficiale nazista. Il video che vi metto alla fine riporta le scende finali in cui vi è parte questo monologo, vi dà un’idea del tipo di film, vi racconta ciò che per il padre di Cheyenne è rimasto di quel terribile periodo, l’umiliazione e il furto. Questo monologo è diviso in parti e ognuna ha un titolo differente, sono le lettere che il padre ha inviato all’ufficiale nazista fino alla fine dei suoi giorni. Dategli un’cchiata, io l’avrò visto mille volte ( fine post –> )

Parliamo spesso degli orrori del nazismo, guardiamo film, leggiamo libri.. ma, a me, ha fatto pensare che tra i tanti orrori che questi uomini e queste donne hanno dovuto sopportare, non ci soffermiamo mai troppo sull’umiliazione. Annientare la personalità, annientare l’umanità dell’individuo e farne un numero, un pezzo di carne che sgobba al pari di un mulo da soma fino ad esaurirne la forza vitale, questo era lo scopo di Hitler e dei suoi ! Anni di studi di psicologia per capire come far si che migliaia di uomini perdano se stessi e la voglia di lottare e di vivere ; l’umiliazione in questo ha un ruolo fondamentale.
Quest’uomo sopravvive al campo di concentramento e ciò che lo tormenta, una volta tornato alla vita, è l’essersi “ pisciato addosso “ dalla paura, allora il suo scopo diventa il voler vendicare questa sofferenza che fino alla morte lo accompagna.
Ricorda vividamente il furto che ognuno di loro ha dovuto subire, il furto della giovinezza e della spensieratezza, il furto di ogni cosa cara solo perché appartenenti ad una razza diversa, i furto di quelle piccole cose a cui non diamo alcun peso e che loro avranno desiderato ogni giorno. Forse sono strana io, ma le parole di questo vecchio che, in qualche profondità, alla fine mi fa pena ( forse anche per la sua anzianità), mi entrano nelle orecchie e rimbombano molto più di un intero film che parli di questo argomento.
E’ chiara la semplicità con cui la vita ricambia il male fatto, essa è dimostrata dall’esilio del soldato nazista, il quale paga, lentamente, la vendetta di quell’uomo che tanto tempo prima ha umiliato senza ragioni.
Non è retorica dire che non capiamo come certi orrori siano avvenuti e tanto meno il dire che non devono più accadere :
oggi, molto più spesso purtroppo, sentiamo notizie su gruppi filonazisti, antisemiti ecc che si riuniscono in manifestazioni o che picchiano il pover’uomo ebreo o omossessuale che incappa sul loro cammino ed è una cosa spaventosa !!! Questi due sono solo due esempi →
http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=35757
http://www.rainews.it/it/news.php?newsid=2207
Non posso credere siano permesse manifestazioni di questo genere, ma nello stesso tempo non posso pretendere che ne impediscano la riunione,( altrimenti che democrazia sarebbe ?) ma non ha alcun senso che esista qualcuno che la pensi così, che non comprenda l’abominio che sostiene !
Quando siamo andati in viaggio con S come Cultura al campo di concentramento di Mauthausen, la cosa che più mi aveva colpito era stato un discorso fatto dalla nostra guida sull’indifferenza : ci ha raccontato che nelle cascine, sulle colline adiacenti ( che vedevamo chiaramente a poche centinaia di metri in linea d’aria difronte a noi ), si sentivano le grida e si vedevano gli orrori e nulla di tutto ciò veniva denunciato. L’unica denuncia era stata fatta da una donna che non tollerava più i rumori molesti, ma non perchè la ritenesse una cosa sbagliata quando per il fastidio che ciò le provocava! Ancora, la domenica, tutti partecipavano a tornei di calcio a pochi metri dall’”ospedale” del campo e nessuno diceva nulla, si godevano l’aria fresca e una partita a pallone nonostante avessero a pochi metri persone morenti!
In questo film l’indifferenza del protagonista all’inizio del film si trasforma in consapevolezza, in volontà di rivendicazione del padre. Cheyenne compie un viaggio, all’inizio obbligato, che poi si trasforma in un viaggio alla scoperta del passato del padre e di se stesso.
Il film si chiude con la scena del corpo nudo dell’anziano soldato che si staglia nel bianco della neve : è una rievocazione di tutti i corpi fragili dei deportati, dell’umiliazione provocatagli in un primo momento dalla nudità, del furto della loro personalità e della loro spensieratezza. Una rievocazione splendida e potente in un film divertente e che fa riflettere.
Trovo bello poi, che il vecchio soldato ci faccia pena ( almeno a me , perchè ci dimostra ciò che siamo prima di tutto : uomini. Certo, se poi pensiamo agli orrori che questi uomini hanno commesso e al fatto che molti di loro, come il soldato del film, sembrano non pentirsene, la pietà ( intesa positivamente ) è forse l’ultimo dei sentimenti, ma siamo prima di tutto uomini e ciò ci fa ben sperare che, appellandoci a questa umanità, potremmo impedire il ripetersi di qualsiasi abominio !
ECCO IL VIDEO :
https://www.youtube.com/watch?v=G6ltE_XEjhk

Enjoy it !
S.


‪#‎scalenghecomecultura‬
‪#‎postit‬

Print Friendly, PDF & Email