Via Carignano, 19 - 10060 Scalenghe (TO)

POST-IT #9

27 Gennaio – GIORNATA DELLA MEMORIA

Chiunque può credere che Facebook sia inutile, una piattaforma utilizzata soltanto per farsi i cavoli altrui e io non posso di certo negarlo, ma credo che in un giorno come questo possa servire per non dimenticare, per dire che nel nostro piccolo non ci dimentichiamo delle atrocità compiute in nome del nazismo, non dimentichiamo l’indifferenza che ha dato forza a questi ideali malati e non dimentichiamo nessuna delle vittime di questo orrore.

Trovo che Hanna Arendt, che ho studiato alle superiori con una bravissima professoressa di storia, abbia descritto lo scopo dei nazisti, ciò che era sotteso alla violenza e che, a mio parere, la fa sembrare ancora più feroce :

“I campi di concentramento e di sterminio servono al regime totalitario come laboratori per la verifica della sua pretesa di dominio assoluto sull’uomo. Il dominio totale, che mira a organizzare gli uomini nella loro infinita pluralità e diversità come se tutti insieme costituissero un unico individuo, è possibile
soltanto se ogni persona viene ridotta a un’immutabile identità di reazioni, in modo che ciascuno di questi fasci di reazioni possa essere scambiato con qualsiasi altro. Si tratta di fabbricare qualcosa che non esiste, cioè un tipo umano simile agli animali, la cui unica «libertà» consisterebbe nel «preservare la specie».

I Lager servono, oltre che a sterminare e a degradare gli individui, a compiere l’orrendo esperimento di eliminare, in condizioni scientificamente controllate, la spontaneità stessa come espressione del comportamento umano e di trasformare l’uomo in un oggetto, in qualcosa che neppure gli animali sono.”

Abbiamo il dovere di ricordare, il dovere di raccontare ai nostri figli e ai nostri nipoti cosa successe durante la seconda guerra mondiale ed è un dovere a cui non possiamo sottrarci. Non c’è modo migliore per ricordare di usare le parole di un uomo che ha subito tutto lo scempio e la violenza della natura umana sulla propria persona e che ha cercato di raccontarlo proprio perché noi non ci dimenticassimo di quanto l’uomo può essere capace, affinché noi ne impedissimo il ripetersi.

Primo Levi :

“Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere quest’offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati in fondo. Più già di così non si può andare: condizione umana più misera non c’è, e non è pensabile. Nulla è più nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga.”

Poco a poco prevale il silenzio, e allora, dalla mia cuccetta che è al terzo piano, si vede e si sente che il vecchio Kuhn prega, ad alta voce, col berretto in testa e dondolando il busto con violenza. Kuhn ringrazia Dio perché non è stato “scelto”.
Kuhn è un insensato. Non vede, nella cuccetta accanto, Beppo il greco che ha vent’anni, e dopodomani andrà al gas, e lo sa, e se ne sta sdraiato e guarda fisso la lampadina senza dire niente e senza pensare più niente? Non sa Kuhn che la prossima volta sarà la sua volta? Non capisce Kuhn che è accaduto oggi un abominio che nessuna preghiera propiziatoria, nessun perdono, nessuna espiazione dei colpevoli, nulla insomma che sia in potere dell’uomo di fare, potrà risanare mai più?
Se io fossi Dio, sputerei a terra la preghiera di Kuhn.

Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi, è nell’aria. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia: sarebbe sciocco negarlo. In questo libro se ne descrivono i segni: il disconoscimento della solidarietà umana, l’indifferenza ottusa o cinica per il dolore altrui, l’abdicazione dell’intelletto e del senso morale davanti al principio d’autorità, e principalmente, alla radice di tutto, una marea di viltà, una viltà abissale, in maschera di virtù guerriera, di amor patrio e di fedeltà a un’idea.

Ho messo dei puntini, sì. Perché ogni volta che leggo queste frasi mi sembrano qualcosa di profondamente irreale, appena ieri sera ho visto un film che parlava dei campi di concentramento e mi accorgo che in alcuni momenti l’ho guardato come si guarda ad un film sui supereroi, ma poi mi ricordo che è reale, è assurdamente reale e non ho più nessuna parola, nessuna giustificazione. L’unica cosa che dobbiamo a chi ha avuto la forza di dare testimonianza della sua esperienza è il rispetto e il ricordo.

“Il progresso, lungi dal consentire il cambiamento, dipende dalla capacità di ricordare… Coloro che non sanno ricordare il passato sono condannati a ripeterlo.”     George Santayana

La foto allegata è stata scattata durante la visita a Mauthausen organizzata da S come Cultura. Un viaggio forte e bellissimo.

Vi allego il link del video che abbiamo realizzato tutti insieme ragazzi e non, vale la pena guardarlo :

MAUTHAUSEN – Il Dovere del Ricordo

S.

#post-it #giornatadellamemoria #ildoveredelricordo  #scomecultura

 

Print Friendly, PDF & Email